approfondimenti
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Certezze acritiche
Sono quelle convinzioni incoscienti che difendiamo moralmente finché restiamo nell'infanzia intellettuale.
La patologia è la crisi di un animale in gabbia
4.
Una crisi che, se vissuta con coraggio, diventa critica. Critica al senso della vita istillato in un'età incapace di discernimento. Si mettono in discussione le autorità, familiari e sociali, e si tenta di dare una risposta autonoma, pensando ciò che viene censurato e vivendo esperienze vietate. L'esplorazione può condurre a inevitabili eccessi, ma tutto concorre a poter sviluppare una visione più ampia e personale. Perciò, la maturità interiore è conseguenza solo di un percorso di contestazione: perché soltanto dopo aver messo in discussione la cultura d'origine si può erigere un pensiero proprio, che risponda meglio al mondo interiore, recuperando parzialmente la cultura ricevuta tramite il filtro di più vaste esperienze personali.
L'umanesimo come maturità individuale
I segnali che testimoniano il raggiungimento di questa fase sono dati dall'insofferenza verso le facili certezze, dall'affezionamento a un atteggiamento problematico, in cui le convinzioni rimangono sempre passibili di revisione. Da qui la tolleranza verso persone, comportamenti, credi differenti. E la curiosità: concepire il diverso come uno spunto per nuova conoscenza e vita, non come un nemico da reprimere.
E la dignità: il senso della propria individualità, che fa diventare inutile l'identificazione con l'autorità e la sua difesa ingenua; l'individuo maturo si pone in un confronto alla pari sia con il diverso che con l'autorità.
E giudica entrambi, ragionando e sperimentando.
Favorire questo processo, che è un viaggio perenne, è il primo dovere degli intellettuali: liberi pensatori, non tifosi culturali.