dagli scettici ai nichilisti

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Scetticismo, agnosticismo, relativismo e nichilismo
Tutte queste posizioni mettono in discussione la logica come strumento di conoscenza, ma lo fanno in gradi e su piani differenti.
1.Lo scettico radicale è alla ricerca perenne, vale a dire che non ha certezze (né razionali né di altra natura) riguardo alle conoscenze fondamentali: la natura umana, la natura dell'universo, il bene a cui tendere. Egli ritiene che l'essere umano non sia strutturalmente in grado di conoscere la verità.
2.L'agnostico è scettico limitatamente all'esistenza o alle caratteristiche del mondo divino e trascendente. Fa parte degli scettici moderati.
3.Il relativista, che spesso viene confuso con lo scettico, ritiene che la verità non sia univoca, cioé che sia relativa all'osservatore. La posizione kantiana riguardo alla metafisica è una posizione relativista: per Kant noi conosciamo i fenomeni, cioé un'interpretazione del noumeno it.wikipedia.org (inconoscibile direttamente) tramite le categorie del nostro intelletto (schema trascendentale). Kant però non è uno scettico, infatti perviene a stabilire la natura del noumeno tramite la legge morale.
4.Il nichilista ha una posizione irrazionalista riguardo al mondo, cioé ritiene che la realtà non è razionale, quindi non solo la verità non si può conoscere, non solo è condizionata dal soggetto conoscente, ma non esiste alcuna verità razionale, cioé l'universo è privo di sostanza. Schopenhauer e Nietzsche sono nichilisti.


Obiezioni 'specchio riflesso'
Una classica obiezione che viene mossa agli scettici (e quindi anche agli agnostici, ai relativisti e ai nichilisti) è che se non si ammette di pervenire alla conoscenza non si può parlare, perché nel momento in cui si afferma qualcosa si afferma una verità. Il primo a muovere questa obiezione fu Aristotele, per vincere le dispute filosofiche con gli scettici. L'evoluzione più elegante di questa critica ritiene che sia impossibile pensare senza dare un senso logico al proprio pensiero, perciò nessuno può veramente essere scettico: dirà di esserlo, ma in realtà è convinto di alcune verità.
Questo argomento, usato per millenni, è semplicemente ridicolo. Infatti riesce a dimostrare l'incoerenza di quelle persone che non ritengono si possa pervenire a delle certezze. E quindi? Non ha senso ritenere che l'universo debba essere conoscibile perché noi poveri esseri umani altrimenti saremmo costretti a contraddirci! Infatti, la replica dello scettico può essere: per mio limite possiedo certezze, ma le ritengo indimostrabili.
Un'altra versione di questa critica è che uno scettico coerente con se stesso dovrebbe dubitare del suo stesso dubitare. Anche questo è ridicolo: lo scettico dubita del proprio stesso dubitare quando vuole, ma anche se non potesse non cambia niente: lo scetticismo è eticamente paradossale, non filosoficamente assurdo. Il nichilismo, invece, è una posizione filosoficamente assurda: ritenere che nulla abbia un senso, cioé che l'universo sia apparenza contradditoria, sia un caos irrazionale, sia e non sia al tempo stesso, è assurdo. Ma anche in questo caso non vedo cosa ci sia di strano che chi ritiene che l'universo sia irrazionale faccia affermazioni irrazionali. Anche per il nichilista vale il paradosso che anche lui, al pari dello scettico, agisce o parla con una certa ragionevolezza. Se ci fa piacere, possiamo perciò stigmatizzare la sua incoerenza etica ma sarebbe come rinfacciare, a una persona che ritiene limitato il linguaggio umano, di affermarlo parlando. Sarà, ma sminuire la coerenza del nostro interlocutore non intacca minimamente il valore filosofico della sua ipotesi.


La vera obiezione: assenza di concordanza
L'unica obiezione, quindi, non è: è impossibile che il mondo possa essere inconoscibile o irrazionale ma che, non essendo posizioni sostenibili razionalmente, non garantiscono la concordanza di più persone. Certo, anche la retorica o le suggestioni estetiche persuadono, così come si diffondono i gusti, le mode o le fedi: ma la crescita intellettuale trova solo nella logica e nella verifica il terreno di concordanza affinché un gruppo di persone possa contribuire all'avanzamento della conoscenza. Questo fa la scienza, a prescindere dalla misura della sua adeguatezza epistemica. In effetti, anche se suona quasi blasfemo, la maggioranza delle persone è relativista: affermare che esistano fenomeni inspiegabili, misteriose coincidenze o sincronicità indimostrabili, significa ritenere che la ragione umana ci dà una conoscenza relativa. Ritenere invece che vi sia un Dio uno e trino ubiquamente presente in ogni minuscolo frammento di ostia consacrata fino a un'imprecisata fase della digestione, è una presa di posizione che contraddice l'osservazione razionale. Credere in tali dogmi, quindi, non è relativismo: è nichilismo popolare.


Scetticismo operativo e metodo scientifico
Lo scettico radicale si è, per come dire, rassegnato. Ma l'atteggiamento dubitativo è la prima fase di qualunque ricerca: anzi, più si riesce a limitare i postulati e gli assiomi e più la nostra indagine può essere condivisa razionalmente da altre persone. Per questo, infatti, il metodo scientifico tenta di dimostrare ogni elemento di un sistema senza dare nulla per scontato. (Questo come abbiamo visto, nella logica del senso comune non è possibile, perché non si può procedere all'infinito con le dimostrazioni, perciò ci dovranno essere delle nozioni assunte per convenzione o evidenza, come dice anche Aristotele)
In questo senso, si può dire che solo uno scettico può convertirsi in filosofo razionale o scienziato. E allora possiamo così confermare quanto detto nella pagina dedicata ai sistemi razionali: l'umanista razionale e lo scienziato cercano di limitare le proprie certezze a quelle dimostrabili e verificabili fino a prova contraria, cioé sono sempre pronti a rivederle per confutarle razionalmente o falsificarle sperimentalmente. Sono quindi considerabili come operativamente scettici riguardo a tutto ciò che non ritengono ancora dimostrato. (Husserl la chiama spregiudicatezza radicale e propone di raggiungerla tramite una sospensione temporanea delle convinzioni pratiche, o epoché)
Lo scettico operativo può ritenere che l'intera realtà sia comprensibile anche se di fatto non ancora compresa, oppure che non sarà mai comprensibile, ma coincide con il filosofo razionale e lo scienziato nella misura in cui ritiene che, la ragione verificata, sia la migliore forma di conoscenza disponibile.




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