senso della vita religioso

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Il più antico e più diffuso tentativo di trovare un significato alla vita è la religiosità: un rapporto con il sacro.


Cos'è sacro?
Ciò che domina il destino suscitando stupore (fascino insieme a timore), e che viene ritenuto alieno e incontrollabile; quindi ci si immagina che sia governato da misteriore forze variamente personificate. Per propiziarsi queste forze si compiono 1.sacrifici (da sacro), 2.riti magici o ci si attiene a 3.prescrizioni morali. Nel sacrificio si spera di sedare la collera divina, nella magia si ritiene di poter usare la potenza divina (nell'alchimia, evoluzione della magia e prodromo della scienza, il divino cede il posto a forze impersonali ancorché non terrene) con la morale si seguono delle norme per ottenere premi e evitare castighi. Per metonimia, perciò, diventa sacro tutto ciò che, nel mondo visibile, congiunge al mondo invisibile: 1.le manifestazioni delle potenze superiori che dominano il destino umano (miracoli, apparizioni, incarnazioni), 2.gli oggetti che le rappresentano (amuleti, simboli, luoghi di culto) e 3.gli atti che gli si rivolgono. (movimenti, inchini, benedizioni, ripetizioni di formule, danze e celebrazioni)


Le religioni e la morte
Quando un popolo si riconosce intorno allo stesso senso del sacro e agli stessi riti, la religiosità si istituzionalizza diventando religione. Venerando il sacro, il popolo ottiene la benevolenza del divino: 1.fecondità (una stirpe numerosa), 2.abbondanza di beni e terre, e 3.la vita oltre la morte. Questo aspetto può essere secondario o diventare predominante, ma è presente in tutte le religioni (compreso il buddhismo, nonostante da molti venga considerata una filosofia). L'unica religione che non prevede la prosecuzione della vita nell'aldilà è il politeismo greco; infatti il politeismo romano ha il culto degli avi, e l'orfismo, lo scintoismo, il confucianesimo e il buddhismo, credendo nella reincarnazione, si aprono all'esistenza ultraterrena. La morte viene quindi concepita come trapasso in un altro mondo, e il sacro diventa la chiave per varcarla illesi. (sepoltura, mummificazione, monete in bocca al cadavere, intercessione per i defunti)


Il senso religioso della vita
Ha quindi due elementi antitetici: da una parte la valorizzazione delle manifestazioni divine, dall'altra la valorizzazione della vita nell'aldilà, che perciò relativizza il valore della vita terrena. Nel tentativo di risolvere questa antitesi viene diviso il mondo terreno in ciò che manifesta il divino e tutto ciò che invece mette a repentaglio l'esistenza umana oltre la morte. L'obbedienza si contrappone ai piaceri, la spiritualità alla carnalità, i valori sociali ai valori individuali. Il senso religioso della vita è perciò la visione di un destino trascendente che trasforma il mondo, l'esistenza e la propria interiorità nel campo di battaglia tra il bene e il male.
Un altro fattore comune a tutte le antiche visioni del mondo dalle prime forme di scrittura (quindi con la sola eccezione dei culti ctoni preistorici) è la subordinazione delle donne. Il maschio, normatizzando la sessualità femminile, si assicura il controllo sulla nascita e la propria progenie. Le spiegazioni religiose attuali (tutte patriarcali), assicurano quindi: 1.coesione sociale, 2.controllo dell'uomo sulla sua stirpe e 3.sedazione dell'angoscia per la morte. Questi, sono tentativi di immortalità: del clan, della famiglia e dell'individuo.


Religioni storiche
Ogni religione si compone di questi elementi presi in diversa misura. Grossomodo, storicamente, si possono ritrovare delle evoluzioni parallele:
- dal divino immanente al divino trascendente
- dal culto come intercessione alla magia come controllo (verso la scienza)
- dalla celebrazione della vita fino alla sua inibizione in vista dell'aldilà

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Questi parametri vengono variamente composti dalle diverse tradizioni: dapprima i culti sono di tipo animistico, legati alla terra, e la dimensione ultraterrena è solo il riposo dei morti affinché non perseguitino i vivi ma anzi li proteggano. Addirittura la religione greca assegna ancor meno importanza, all'aldilà: l'ade, infatti, è abitato unicamente dagli eroi. Tipico di questa forma di culto è l'estrema tolleranza: il seguace di una divinità può omaggiare anche altri dei. L'induismo vede un unico principio divino che si manifesta in forme molteplici, e prevede ancora molta tolleranza nei confronti di altri culti. Il monismo (buddhismo e orfismo) non riconosce più il divino nelle forme della natura bensì vede il mondo contingente come ombra dell'unità di un principio divino incorporeo a cui tornare. I dualismi (confucianesimo, zoroastrismo e manicheismo) vedono la vita terrena come lo scenario del conflitto tra due principi divini contrapposti. I monoteismi, che hanno dato vita alle religioni più recenti, vedono la vita terrena in una prospettiva trascendente normatizzando in particolare la dimensione della sessualità, e sottolineano l'aspetto di esclusività del proprio culto basandosi su testi sacri: il Dio dei monoteismi ripudia le altre credenze come idolatria. Ai testi sacri si lega l'importanza maggiore assunta della casta sacerdotale.

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"Qualora tu senta dire di una delle tue città che il Signore tuo Dio ti dà per abitare, che uomini iniqui sono usciti in mezzo a te e hanno sedotto gli abitanti della loro città dicendo: andiamo, serviamo altri dèi, che voi non avete mai conosciuti, tu farai le indagini, investigherai, interrogherai con cura; se troverai che la cosa è vera, che il fatto sussiste e che un tale abominio è stato realmente commesso in mezzo a te, allora dovrai passare a fil di spada gli abitanti di quella città, la voterai allo sterminio, con quanto contiene e passerai a fil di spada anche il suo bestiame. Poi radunerai tutto il bottino in mezzo alla piazza e brucerai nel fuoco la città e l'intero suo bottino, sacrificio per il Signore tuo Dio; diventerà una rovina per sempre e non sarà più ricostruita. Nulla di ciò che sarà votato allo sterminio si attaccherà alle tue mani, perché il Signore desista dalla sua ira ardente, ti conceda misericordia, abbia pietà di te e ti moltiplichi come ha giurato ai tuoi padri, qualora tu ascolti la voce del Signore tuo Dio, osservando tutti i suoi comandi che oggi ti dò e facendo ciò che è retto agli occhi del Signore tuo Dio"
Dt, 13 13-20


Interessante notare come, in questo passo del Deuteronomio, venga collegata l'intolleranza verso chi professa altre fedi, la benevolenza del nume, la prolificità della stirpe e l'obbedienza del fedele.